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Pentedattilo: il borgo fantasma rinato tra leggende e cinema

Nella Calabria estrema, dove il mito si fonde con la roccia Arroccato come un nido d’aquila su uno sperone roccioso a forma di mano gigante, Pentedattilo domina la fiumara di Sant’Elia, a pochi chilometri da Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria). Questo borgo medievale, abbandonato per decenni e oggi rinato a nuova vita, è un labirinto di case in pietra incastonate nella roccia, dove storia, mistero e cinema dialogano in un’atmosfera senza tempo. La Storia: dai Bizantini al abbandono Il nome Pentedattilo (dal greco πέντε-δάκτυλος, “cinque dita”) evoca la silhouette unica del Monte Calvario, che lo sovrasta. Fondato probabilmente nel VII secolo d.C. da profughi bizantini in fuga dalle incursioni arabe, il villaggio fiorì come avamposto militare. Nel 1586 passò agli Alberti, famiglia nobile di origine napoletana, che costruì il Castello (non nel XVII secolo, ma ampliando una fortezza preesistente del X-XI secolo). Il declino iniziò nel 1783, quando un terremoto devastante e lotte feudali spinsero gli abitanti a trasferirsi a Melito. Pentedattilo si trasformò in un “borgo fantasma” fino agli anni ’80, quando un progetto di recupero lo riportò alla luce. Il Castello delle Streghe: tra leggenda e realtà Il soprannome Castello delle Streghe nasce da una leggenda macabra: nel 1686, gli Alberti sterminarono la famiglia rivale degli Abenavoli durante un matrimonio, scatenando una presunta maledizione. Si narra che le vittime infestino ancora le notti di luna piena, mentre le streghe locali (chiamate magare) si radunassero qui per riti segreti, usando erbe come la ruta e la mandragora. Oggi, il castello è un rudere suggestivo: dalla sua torre si ammira un panorama che spazia dall’Etna alle coste della Sicilia, mentre i vicoli illuminati da lanterne rievocano un’aura misteriosa. Cosa vedere: un viaggio nel tempo Eventi: cinema e tradizioni Prodotti tipici: sapori della Costa Viola Nei dintorni, assaggia: Perché visitare Pentedattilo? Per chi cerca: Pentedattilo non è solo un luogo: è un’esperienza che fonde l’eco del passato con la creatività del presente, simbolo di una Calabria resiliente e poetica.